Ci occupiamo principalmente di

nutrizione e di salute.

 

 

Promuoviamo un'alimentazione

integrale e vegetale.

 

 

Valorizziamo l'agricoltura biologica, se possibile a km0, sempre equa e solidale.

 

 

Sosteniamo un cibo che favorisca la biodiversità, una più equa suddivisione delle risorse e una salute duratura

per il singolo.



Il cibo è ciò che ci da nutrimento, è ciò che ci consente di crescere sani e forti, ciò che ci permette di stare in salute o talvolta è ciò che può farci ammalare, ma se vogliamo dirlo semplicemente è ciò che ci tiene in vita.

 

Mangiare è l’atto più importante che compiamo, vuoi anche per la sua reiterazione continua nel tempo:

tutti lo facciamo per almeno tre o quattro volte al giorno. 

 

Quindi scegliere un cibo invece che un altro, ha delle forti implicazioniPer la nostra salute, in primis, ma anche per la salute dell’ambiente,

degli animali e delle persone che hanno fatto sì che il cibo arrivi sulle nostre tavole.

 


Oggi la nostra società ha perso gran parte dei valori legati al cibo.

Andiamo di corsa, diamo priorità ad altre cose e per questo preferiamo affidare ad altri il compito di nutrirci. 

Ci sono le aziende che producono cibi confezionati, i catering, i ristoranti, le mense, i fast food e le rosticcerie che preparano i pasti per noi. 

Ma dobbiamo essere concreti e ricordarci che chi fa business (salvo rarissime eccezioni) avrà sempre come scopo quello del profitto.

E profitto, in campo alimentare, significa che il cibo,  per essere concorrenziale sul mercato, dovrà rispondere ad alcune caratteristiche come la comodità, l’efficenza e il risparmio. Quindi, scarsa qualità delle materie prime, omologazione del gusto e preparazione spesso innaturale di questi cibi. 

 

E così la nostra alimentazione, in soli 40-50 anni è cambiata più di quanto non sia mai cambiata nell’arco di milioni di anni.

Siamo passati da piatti semplici, perlopiù integrali e vegetali, a cibi pieni zeppi di sale, grassi e zuccheri. E anche quando l’industria ci racconta il contrario, attraverso slogan che richiamano alla natura e alla genuinità, dobbiamo ricordarci che solo il cibo preparato in casa potrà garantirci la freschezza e la salubrità di ciò che mangiamo.

Le industrie hanno messo insieme i migliori scienziati e chef per lavorare al “gusto perfetto” e così ciò che ci piace arriva da laboratori chimici più che dalle cucine.

Inoltre ci hanno offerto una sensazione di modernità e di avanguardia, pensiamo solo alle campagne  degli anni ’60 che promettevano di elevare la donna nel suo ruolo sociale, ridandole tempo per se e i suoi svaghi invece che costringerla in cucina. 

Ci hanno fatto perdere il valore e l’importanza di quel gesto.

Sono stati così abili da rendere il cibo preconfezionato la normalità e da cambiarci drasticamente le papille gustative. 

Lo vediamo con i bambini che sono abituati a mangiare merendine, quando gli mettiamo davanti un dolce fatto in casa e preparato con amore…semplicemente non lo mangiano!

Gli ingredienti di base di molti prodotti sono proprio quelli che contribuiscono all’innalzamento del picco glicemico e che quindi scatenano in noi una fame talvolta irreprensibile, portandoci in un vortice di dipendenza verso cibi industriali ed eccessivamente raffinati.

E’ emblematica la scoperta degli scienziati che hanno visto che meno tempo impieghiamo per cucinare e più aumenta l’obesità

Più i paesi e le società passano da una condizione rurale all’essere civilizzati e modernizzati, più i suoi abitanti si ammalano.

Purtroppo l’obesità è solo uno dei problemi di salute dell’era moderna.

Oggi assistiamo a casi di obesità, cardiopatie, tumori, diabete di tipo 2 in bambini che non hanno ancora compiuto sei anni.

La situazione è allarmante, non c’è che dire.

 

Il cibo confezionato poi, corrisponde ad un maggiore spreco di risorse e di inquinamento. Quindi a risentirne non è solo il singolo che decide di nutrirsi così, ma anche la collettività e la nostra sopravvivenza come genere umano.

 

Cosa succederebbe secondo voi se tutti iniziassimo a nutrirci di cibi sani, che non hanno prodotto sfruttamento o ucciso nessuno, che sono coltivati nella nostra area geografica, che non utilizzano plastiche o che comunque limitano al minimo le confezioni? 

Proviamo a pensare agli effetti sulla nostra salute e su quella dell’ambiente…

 

Noi ci abbiamo pensato e non abbiamo avuto dubbi sul da farsi: dovevamo dire queste cose alle persone, volevamo contribuire a ridare valore al cibo, per questo abbiamo fondato Buon Pro, perché riteniamo che questa sia la sola e unica strada percorribile per il futuro. 


Abbiamo capito che il cibo è una componente importante nelle nostre vite, ma una volta capito questo non dovremo fermarci a questa valutazione, perché ogni acquisto porta in se una scelta. Anche se spesso lo facciamo in maniera del tutto inconsapevole, nel momento in cui diamo dei soldi in cambio di un servizio, esercitiamo un grande potere politico e sociale.

Mettere un detersivo nel carrello, oppure un prodotto che arriva da terre lontane, acquistare un capo di abbigliamento o qualsiasi altro oggetto è un atto che può portare in se storie di sfruttamento, di morte, di sofferenza, che può causare inquinamento o un notevole impatto sulla natura.

 

Il nostro consumo riguarda tutta l’umanità perché dietro a questo gesto quotidiano si nascondono problemi di portata planetaria di natura sociale, politica e ambientale.  

 


La soluzione più immediata crediamo sia quella del consumo consapevole, ovvero acquistare prodotti di cui conosciamo la provenienza, iniziando con l’evitare quelli che certamente provengono da multinazionali dal dubbio valore etico e morale.

 

Questo non vuol dire diventare degli “estremisti” ma più semplicemente usare la logica in ogni gesto che compiamo.

Ma per usare la logica e fare scelte consapevoli bisogna essere informati.

Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo sostiene che “consumatore informato, consumatore sovrano”, riportando l’attenzione all’importanza sociale e politica che ha in se il gesto di acquistare. 

 

Nelle numerose pubblicazioni che trattano l’argomento stila una sorta di percorso del consumo responsabile nell’ambito della spesa quotidiana, che possiamo sintetizzare in sei punti:  sobrietà, lotta ai rifiuti, consumo locale e naturale, commercio equo, attenzione al comportamento delle imprese e consumo senza crudeltà.


Consumare in maniera critica vuol dire anche consumare meno.

E consumare meno vuol dire decrescita.

Ma decrescere non ha per forza una connotazione negativa come vogliono farci credere.

Perché pensare ad un economia infinita (la crescita costante del pil) in un mondo finito è da pazzi o da economisti, come sostengono i fautori della decrescita felice. Decrescita non significa regredire come società, ma adeguarci a stardard utili per la salvaguardia del pianeta.

 

Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi e tra gli avversari più noti dell'occidentalizzazione del pianeta e un sostenitore della decrescita conviviale e del localismo, sostiene che “ La società della crescita infinita ha legato il suo destino ad una organizzazione fondata sull’accumulazione illimitata e non appena vi sarà un rallentamento avremo una crisi. Per sopravvivere il sistema ha bisogno di alcuni ingredienti come la pubblicità e l'obsolescenza programmata dei prodotti.    

Il primo elemento costituisce il secondo bilancio mondiale dopo gli armamenti, mentre il secondo elemento rappresenta l'arma cruciale del consumismo: tempi di vita degli oggetti più brevi e costi di riparazione eccessivi. 

Tutto questo contribuisce ad intasare le discariche con montagne di frigoriferi, lavastoviglie e altri elettrodomestici. L'impatto sull'ambiente risulta essere devastante, infatti vengono bruciate in pochi decenni risorse che il pianeta ha prodotto in milioni di anni. Oltre alle catastrofi naturali e ai cambiamenti climatici, presto ci troveremo di fronte alle guerre per il petrolio e ancora più importanti saranno quelle per l'acqua. “

 

E’ arrivato il momento di rivedere seriamente le nostre abitudini ed è arrivato il momento di farlo in fretta perché il pianeta non ha più tempo…anzi è la nostra sopravvivenza in questo pianeta ad essere messa seriamente alla prova, dunque se vogliamo garantire un futuro ai nostri figli iniziamo a decrescere…ma felicemente!


Una volta che avrai appreso l’importanza dei nostri gesti quotidiani e avrai capito come migliorare la qualità della nostra permanenza sulla Terra

non ti resta che comportarti di conseguenza e divulgare questa nuova consapevolezza.

Coelho ha scritto “Il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione”.

Per cui ti invitiamo ad avere idee ed opinioni, ma soprattutto ad agire di conseguenza!

 

Presto apriremo una sezione del sito nella quale potrai trovare tanti links utili, titoli di libri o documentari consigliati.