Organizziamo incontri, conferenze, corsi,

laboratori sui temi dell'alimentazione,

del consumo consapevole e del vivere naturale. 

 

Promuoviamo l’autoproduzione, le buone pratiche domestiche e di vita, consigliando percorsi di vita più naturali e sostenibili.

 

Promuoviamo un’alimentazione integrale e vegetale, spesso riscoprendo i piatti della tradizione,

diamo valore  al cibo bio e a km0.

 

Lanciamo campagne sociali

da condividere

e divulgare.



Le nostre iniziative



I nostri temi



 

 

Cucina Vegan 

ed educazione alimentare 

I corsi di cucina dell'Associazione Buon Pro nascono con l'obiettivo

di fornire in maniera semplice le conoscenze necessarie per la preparazione di piatti e pasti a base vegetale non soltanto buoni,

ma anche sani ed equilibrati.

 

Un the con l'erborista

Ci troviamo prendere un tè insieme? 

E con l'occasione scopriamo cosa sia il tè, ma anche il caffè, il matè
e le altre bevande, da dove vengono, come si preparano, quali benefici apportano al nostro organismo.

 

Buo Pro a casa tua

Vuoi imparare tante nuove ricette e poi gustarle insieme

ai tuoi amici e familiari? 

Organizza un corso di cucina esclusivo per te e i tuoi ospiti direttamente nella tua cucina. 

 

Buon Pro nella tua sede

Hai un’attività, gestisci un circolo ricreativo o sei membro

di un associazione?

Possiamo organizzare un’incontro, una cena, un corso o tante altre attività direttamente nella tua sede.

 

 

La tua casa ECOpulita

Momenti pensati per parlare in maniera semplice e pratica

di consumo critico, autoproduzione, risparmio e riduzione dei rifiuti

e dell’inquinamento.

I prodotti naturali hanno la stessa efficacia dei normali detersivi? Quanto costano e come si realizzano i detersivi fai da te? 

Perché i detersivi naturali sono meglio di quelli chimici?

 

  

Si Mangia Bene

 e ci si informa

Serate pensate per unire la buona tavola alla corretta informazione.

Siamo coscienti che i temi di cui parliamo richiedano impegno e attenzione e in una società che va sempre di corsa talvolta

non si ha il tempo o la voglia di informarsi. 

Quindi quale miglior modo per arrivare a tante persone se non

quello di fare una chiacchierata dopo cena?

Quale miglior modo di dimostrare che un altro tipo di alimentazione non solo è possibile, ma anche auspicabile, se non facendo assaggiare direttamente i piatti di cui parliamo?

 

Incontri nelle scuole 

 

 

 

Contattaci! Troveremo insieme la soluzione che fa per te!

 

 

 



 

 

Condividi le nostre campagne!

 

In occasione della festa dei lavoratori abbiamo voluto ricordare

che ci sono tanti lavoratori, sfruttati e schiavizzati sia nel mondo

che in Italia che hanno ben poco da festeggiare.


Sappiamo che con i nostri acquisti possiamo contribuire

ad incrementare o fermare lo sfruttamento minorile?

Soprattutto quando acquistiamo prodotti provenienti da terre lontane, come cioccolato, zucchero, banane, cocco, ananas, ecc assicuriamoci di farlo da mercato equo solidale, questa è l'unica garanzia che per produrre quel prodotto non siano state sfruttate persone, terre e risorse.

Sono troppo costosi? Allora facciamo a meno di questi prodotti.

Non permettiamo che il bisogno di avere un alimento ricada sulle spalle e sulle vite di giovani vittime.

In quanto consumatori abbiamo un grande potere, non sprechiamolo. 

Usiamolo al meglio, portiamo pace nel Mondo...non sofferenza. 

La vita di un bambino non può valere meno di un pezzo di cioccolata che pensiamo renderà felice il nostro bambino.

 

Un po' di dati:

Secondo il VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo,nel mondo milioni e milioni di bambini/ adolescenti vengono sfruttati come forza lavoro nei campi agricoli, commerciali, industriali; vengono venduti, violentati e violati, soprattutto, di ogni loro diritto fondamentale per una vita sana e felice.

246 milioni di bambini sono costretti a lavorare 

73 milioni dei quali hanno meno di 10 anni 

 

Nessun paese ne è immune :

si stimano in 2,5 milioni i bambini che lavorano nei paesi sviluppati e in 2,5 milioni quelli che lavorano nei paesi in transizione quali gli Stati dell’ex Unione sovietica. Muoiono ogni anno 22 000 bambini a causa di incidenti sul lavoro. 

La maggior parte — ca. 127 milioni — dei bambini di età inferiore ai 14 anni costretti a lavorare, vive nella regione dell’Asia e del Pacifico. 

La proporzione più alta di bambini costretti a lavorare si osserva in Africa subsahariana, dove lavora quasi un terzo - 48 milioni - 

dei bambini di età inferiore ai 14 anni. 

Nel mondo, la maggior parte dei bambini che lavorano sono impiegati nel settore informale dove non sono tutelati da nessuna protezione legale o regolamentare :

     il 70 % è attivo nell’agricoltura, la caccia e la pesca industriali o l’industria del legno ;

     l’8 % lavora nelle industrie manifatturiere ;

     l’8 % è attivo nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, la restaurazione e il settore alberghiero ;

     il 7 % lavora nei servizi comunitari, sociali e personali quali ad esempio i lavori domestici.

     8,4 milioni di bambini sono nella trappola della schiavitù, del traffico di esseri umani, dell’asservimento dei figli per ripagare i debiti,

     della prostituzione, della pornografia o altre attività illecite. Fra questi ultimi, sono 1,2 milioni i bambini vittime del traffico di esseri umani.

 

Fonte: Volint - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo


Oggi probabilmente, complice il bel tempo,

molti di noi avranno trascorso questo giorno festeggiando in compagnia di amici davanti ad una grigliata di carne.

Ma ci siamo mai soffermati a pensare quale sia la provenienza di quella carne? Qual'è il processo che l'ha portata nei banchi del supermercato? Come è possibile che sia costata così poco? Siamo a conoscenza che, oltre alla sofferenza dell'animale, soffre anche l'uomo che l'ha ucciso o fatto in pezzi?

 Per la prima volta anche in Italia si inizia a parlare di questa tematica su di un importante quotidiano. Ma questa inchiesta, come c'era da aspettarsi, è passata quasi inosservata.

 

Vi invitiamo a leggere l'inchiesta al link che trovate in fondo, ci auguriamo che quando al supermercato sosterete davanti al banco della carne, indecisi sulla costata o la bistecca, potrete ricordarvi di questi allarmanti dati e scegliere per un bel pacco di legumi.

 

Dalle parole della giornalista di Repubblica

"Oltre 5mila operai addetti alla preparazione dei prosciutti sono costretti a durissime condizioni di lavoro in cambio di paghe da fame. I turni possono durare anche 15 ore durante le quali viene ripetuto un unico movimento, lo stesso taglio ogni 3 o 4 secondi, con gravi danni a schiena, braccia e spalle. "Io faccio lo schiavo", ci ha raccontato uno di loro. La denuncia arriva dalla Flai Cgil che segnala anche il proliferare di società che cambiano nome e truccano i conti, i bilanci e le buste paga. False cooperative, confermano le inchieste della Finanza, che non applicano il contratto nazionale, non versano i contributi previdenziali ed evadono il fisco"

 

L'inchiesta integrale di Valeria Teodonio per Repubblica "I forzati del mattatoio"


Avete mai sentito parlare del caporalato?

Dalle parole della sociologa Fiammetta Fanizza:

"Anche se vietato dalla legge, il caporalato resta il tratto distintivo nell'organizzazione delle aziende agricole italiane. Sono i caporali a decidere il prezzo dell'ingaggio. Sono i caporali a "selezionare" i braccianti... Lavoro nero, ma anche determinazione delle regole del mercato agricolo, con condizioni che gli imprenditori agricoli permettono siano decise da chi lucra sulla pelle dei braccianti, sfruttando il bisogno di lavoro sia degli immigrati sia dei contadini italiani."

 

Lo sfruttamento dei migranti avviene in molti settori lavorativi, ma i campi agricoli sono il luogo dove ciò avviene con più regolarità.

 

Ma i migranti non sono le uniche vittime senza voce, perché ormai anche molte donne italiane sono costrette a tacere i soprusi ai quali sono costrette ogni giorno, come ci racconta la giornalista Raffaella Cosentino nella sua inchiesta per Repubblica "aspettano il caporale che viene a prenderle con l'autobus gran turismo per portarle sui campi, dove lavorano sfruttate e ricattate, a volte anche con la richiesta di prestazioni sessuali. Sono soprattutto italiane, più affidabili, ma soprattutto più "mansuete" delle lavoratrici straniere, protagoniste in passato di proteste e denunce."

 

Cosa possiamo fare noi? 

Acquistare da produttori conosciuti e fidati,

aderire ad un GAS (gruppo di acquisto solidale) o,

se non ce n'è uno gia attivo nella propria zona, formarne uno. 

I prodotti, con buona probabilità saranno più costosi, ma come dice

il giornalista Michael Pollan "Il cibo a basso costo non esiste, il vero costo del cibo alla fine viene sempre pagato, da qualche parte" 

Dovremo cercare di comprare meno prodotti, soprattutto confezionati. In questo modo avremo cibo buono, e di ciò potrà goderne anche la nostra salute, ma soprattutto un'attenzione alla provenienza del prodotto non potrà che contribuire ad arginare questa grave situazione. 

 

Inchiesta di Raffaella Cosentino per Repubblica: 

"Sono italiane le nuove schiave dei campi"

 

Inchiesta di Antonello Mangano per L'Espresso: 

"Violentate nel silenzio dei campi a Ragusa. Il nuovo orrore delle schiave romene"

 

Articolo della sociologa Fiammetta Fanizza: 

"L'Italia dei caporali: lo sfruttamento e la morte degli immigrati nelle campagne continua"

 

Rapporto Amnesty International

"Sfruttamento dei migranti in agricoltura" - Un video di pochi minuti girato dagli stessi migranti